martedì 29 novembre 2011

Da Rivista Ufficiale NBA.IT

Quando tutti ormai pensavano a un'intera stagione annullata e a mesi di cause giudiziarie, la NBA e i giocatori hanno trovato l'accordo per far incominciare il campionato. Dopo quasi cinque mesi (149 giorni) di lockout e due anni e mezzo di contrattazioni, nel giro di una settimana o poco meno la situazione si è sbloccata, passando dal rischio dei tribunali alla prospettiva di un calendario di 66 partite, che non sarà tanto, ma è comunque manna dal cielo.

Manna per chi? Alla fine si può dire un po' per tutti: i proprietari hanno avuto un sistema con più vincoli e maggiori vantaggi per i piccoli mercati, per cercare di rendere potenzialmente competitive tutte le 30 franchigie (se gestite con criterio), oltre a contratti più brevi, una tassa di lusso più punitiva e una “mid level exception” di tre tipi, tutte al ribasso rispetto allo scorso CBA. 

I giocatori hanno rinunciato a tanti soldi (7 punti percentuali del BRI corrispondono a 280 milioni di dollari all'anno) ma hanno quantomeno mantenuto la possibilità di muoversi e approdare nei “big market teams”, ovvero in quelle squadre (Lakers, Dallas, New York, Boston, Miami) che ogni anno o quasi provano a giocarsi il titolo e che fanno gola per i contratti extra-cestistici che possono procurare. 

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